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Rapporto del Plan Bleu: Sfide e prospettive future per lo sviluppo sostenibile del Mediterraneo PDF Stampa E-mail

Il Plan Bleu (il Centro d’Attività Regionali del Piano d’Azione per il Mediterraneo dell’UNEP) ha recentemente pubblicato il rapporto “Le prospettive del Plan Bleu sullo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo” che mira a sensibilizzare i decisori politici sulle sfide ambientali e di sviluppo sostenibile della regione Mediterranea.
Nonostante le numerose iniziative promosse nel Mediterraneo in favore dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, il rapporto rivela un quadro d’insieme essenzialmente critico. Le criticità vanno dai rischi naturali quali inondazioni ed incendi boschivi, all’aumento delle temperature medie annuali dai 2,2°C ai 5,1 °C entro la fine del secolo, dalla desertificazione al progressivo impoverimento del suolo causati dalla diminuzione delle precipitazioni. Ai fattori “naturali” si aggiungono quelli “antropici” come lo sviluppo non sostenibile del turismo, soprattutto litoraneo, il quale, nonostante sia una fonte di reddito indispensabile per lo sviluppo economico del Mediterraneo, rappresenta un rischio per paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna che continueranno ad accogliere il 65% dei turisti della regione. I paesi della riva Sud ed Est del Mediterraneo invece, dovranno affrontare una crescita demografica che secondo le previsioni porterà la popolazione da 258 milioni di abitanti nel 2005 a 495 milioni nel 2050. Se le problematiche dei paesi del Sud del Mediterraneo sono principalmente la degradazione del suolo, delle risorse idriche, del litorale e dell’ambiente urbano (il costo del degrado ambientale sul PIL è stato stimato dalla Banca Mondiale del 3% in Tunisia e del 5% in Siria, Algeria ed Egitto), i paesi del Nord devono contrastare il depauperamento della qualità delle terre agricole e la cementificazione del litorale accompagnati dall’aumento delle emissioni di gas serra e di produzione di rifiuti.
Dalle osservazioni del Plan Bleu emerge che le politiche attuate per attenuare il progressivo peggioramento nella quantità e qualità delle risorse idriche della regione sembrano privilegiare l’approccio secondo l’offerta, ossia aumentare la quantità di acqua disponibile con qualsiasi mezzo, anche attingendo alle riserve d’acqua sotterranee del bacino sahariano, mentre un approccio più “sostenibile” suggerirebbe di usarla razionalmente e di gestire meglio la domanda d’acqua, migliorare i sistemi di conservazione delle acque e la manutenzione delle reti di approvvigionamento per evitare perdite lungo il percorso.
In secondo luogo, sarebbe necessario accrescere la porzione di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili. Secondo le stime del Plan Bleu, le tecnologie per aumentare fino al 14% del totale la porzione di energie rinnovabili sono già disponibili (solare, eolica, geotermica e idroelettrica) e il loro ulteriore sviluppo porterebbe ad una maggiore indipendenza energetica, ad una riduzione delle emissioni di gas serra, ad una crescita dell’occupazione e ad un risparmio dal 20 al 25% della domanda totale da oggi al 2025.
Il terzo punto dolente della regione è il trasporto terrestre, in particolare quello su gomma che provoca picchi sempre più elevati di inquinamento atmosferico e sonoro con conseguenti disturbi alla salute dei cittadini, una sempre maggiore impermeabilizzazione del suolo per fornire le infrastrutture necessarie e una cementificazione soprattutto del litorale. L’alternativa proposta dal Plan Bleu propende per uno sviluppo maggiore del traffico su rotaia nonché un inasprimento delle regole per la lotta all’inquinamento causato dalle navi.
Altro settore sensibile è rappresentato dalle zone urbane: nonostante i progressi e le conquiste raggiunte come l’adozione delle Agenda 21 locali, lo sviluppo dei trasporti comuni e il parziale miglioramento della qualità dell’aria, la popolazione cittadina aumenterà in particolare nelle zone costiere dove il 60% delle città mediterranee non possiede un sistema di trattamento delle acque reflue. Unico dato positivo registrato sulla riva Nord è la quantità di rifiuti prodotta che rimane costante e anzi il dato tende al miglioramento entro il 2012.
Anche le zone rurali rappresentano un punto critico con il progressivo e costante aumento della desertificazione e della povertà rurale nel Sud e nell’Est del Mediterraneo con conseguente esodo rurale e pressione sulla popolazione delle città e perdita di biodiversità.
Da ultimo, lo sviluppo equilibrato delle zone turistiche litorali e la protezione dell’ambiente marino rimangono tra le priorità che le politiche ambientali dovrebbero affrontare. Il litorale mediterraneo lamenta una diminuzione degli apporti naturali di sedimenti trasportati dai fiumi, un aumento delle estrazioni illegali di sabbia e degli “ecomostri” che sommano i loro effetti e causano perdite economiche non trascurabili (nel corso degli anni ’90 Tangeri ha perso il 53% dei pernottamenti a causa della quasi sparizione delle sue spiagge) anche perché solo cinque paesi sono dotati di leggi specifiche per la gestione e l’urbanistica delle zone costiere. L’innalzamento del livello del mare a causa del riscaldamento climatico che per il Mediterraneo è stimato di 35 cm entro la fine del secolo, provocherà maggiore erosione delle spiagge, l’inondazione delle coste più basse ed altre conseguenze ben più gravi perché non limitate alle zone costiere, come l’aumento della salinità degli estuari e la riduzione del volume delle nappe freatiche d’acqua dolce. Oltre alle fonti terrestri, l’inquinamento marino è causato principalmente dagli idrocarburi e in particolare dallo smaltimento illegale e volontario di questi (tra le 20 000 e le 80 000 tonnellate all’anno).
Secondo il Plan Bleu, il punto di partenza fondamentale per il recupero di questa regione è il rispetto dei Piani d’Azione Mediterranei e nazionali, del Protocollo per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento da fonti di origine terrestre dell’UNEP/MAP e del Protocollo relativo alla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo adottato dalle parti alla Convenzione di Barcellona nel 2008 ma non ancora entrato in vigore, cui si aggiunge l’iniziativa “Horizon 2020” adottata nel quadro del Partenariato Euro mediterraneo nel 2005 in occasione del suo decimo anniversario.
In generale, secondo il Plan Bleu, le politiche ambientali offrono da tempo soluzioni normative e correttive piuttosto che partecipative: l’obiettivo quindi è quello di fare del Mediterraneo una spazio di cooperazione per lo sviluppo sostenibile e la riuscita dipenderà dalla capacità dei paesi di evitare il sovrasfruttamento ed il degrado delle risorse naturali (agricoltura/acqua, turismo/litorale, energia/idrocarburi, ecc.) per fondare il loro sviluppo economico.
Secondo il Plan Bleu, l’Unione per il Mediterraneo, lanciata al vertice di Parigi del luglio scorso, potrebbe costituire un’opportunità tangibile per rispondere a queste esigenze, infondendo un impulso politico ai processi di cooperazione e di dialogo, basandosi su progetti concreti definiti congiuntamente. Tutto dipenderà dalla capacità dei paesi di declinare a livello nazionale e territoriale gli orientamenti regionali e tradurli in azioni concrete. I paesi rivieraschi dovranno infatti rispondere alle sfide del futuro nei campi in cui il Mediterraneo potrebbe rivelarsi un ottimo laboratorio per l’innovazione e la cooperazione ossia il rafforzamento delle capacità, il trasferimento di tecnologie, i finanziamenti per lo sviluppo e la gestione delle risorse naturali.

 

Il Rapporto: http://www.planbleu.org/publications/UPM_EN.pdf

 
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