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Cambiamenti climatici: Rapporto sull’impatto in Europa PDF Stampa E-mail

Il continente europeo si sta riscaldando più velocemente rispetto al resto del mondo e i governi dovrebbero investire di più per evitare le terribili conseguenze di questo fenomeno. L'avvertimento arriva dall'Agenzia europea per l'ambiente (European environment agency) che oggi ha diffuso i risultati dell'ultimo rapporto sul cambiamento climatico. Le aree più vulnerabili in Europa sono le zone montagnose, le coste, il Mediterraneo: rischi di fenomeni meteorologici estremi sempre più intensi e frequenti, inondazioni e siccità, scioglimento dei ghiacciai alpini e polari, aumento del livello del mare, perdita di biodiversità, minacce alla salute umana e danni alle attività economiche (in settori quali energia, trasporti, agricoltura e foreste, turismo). I sistemi sanitari saranno messi sotto pressione, e sarà necessario prendere misure per i gruppi più vulnerabili o svantaggiati, gli anziani, i bambini.

L'aumento della temperatura media nel continente europeo è più marcato rispetto al resto del pianeta. Dall'epoca pre-industriale la media europea è cresciuta di 1,0 gradi rispetto agli 0,8 di quella mondiale. Le acque dei mari europei hanno avuto un riscaldamento medio di 1,2 gradi rispetto alla tendenza mondiale di 1,0. Secondo le stime, entro la fine del secolo l'aumento delle temperature medie in Europa potrebbe arrivare anche di 5,5 gradi. Le conseguenze di questo fenomeno, sottolinea il rapporto, si fanno sentire in tutto il continente: nelle regioni del sud aumenta il problema delle ondate di calore, della siccità, della desertificazione e cresce anche il rischio incendi. Nelle aree del nord gli inverni diventano sempre meno rigidi, ma le precipitazioni si fanno più violente e aumenta il rischio inondazioni. Il fenomeno è strettamente legato al problema dello scioglimento dei ghiacciai, 1,3 per cento di neve in meno ogni decennio, e a quello dell'innalzamento del livello del mare, con un aumento previsto tra i 18 e i 59 centimetri entro il 2100.

Le incertezze sulla rapidità dello scioglimento dei grandi ghiacciai in Groenlandia non permette previsioni sicure sull'aumento del livello del mare, ma le conseguenze di questo fenomeno saranno, oltre alle inondazioni, l'erosione delle coste e 'l'intrusione' delle acque salate negli ecosistemi delle zone umide costiere.

La diminuzione dei ghiacci dell'Artico, com'è ormai ben noto, sta accelerando: nel settembre 2007 la superficie minima della superficie ghiacciata al Polo era la metà di quella registrata negli anni '50, e le specie artiche come foche, balene e orsi polari sono ormai minacciati d'estinzione. Ma si sciolgono anche i ghiacciai dei sistemi montagnosi europei, con un aumento delle inondazioni fluviali nel Nord e del rinsecchimento dei fiumi nel Sud. Nei laghi, il fitoplancton primaverile fiorisce con un mese di anticipo rispetto a 30-40 anni fa, ciò che potrebbe favorire la proliferazione di cyanobatteri dannosi per la salute umana e per gli ecosistemi.

Enorme l'impatto sull'equilibrio ambientale: molte specie di uccelli, mammiferi e insetti si stanno spostando verso il nord, numerose specie di pesci subtropicali stanno popolando il Mediterraneo e anche la vegetazione sta mutando rapidamente.

In agricoltura, nelle latitudini settentrionali sarà possibile coltivare le terre più a lungo durante l'anno, ma i fenomeni meteorologici estremi renderanno più variabili e incerti i raccolti, mentre al Sud la scarsità di risorse idriche metterà le attività agricole in una insostenibile competizione con quelle turistiche e con la stessa fornitura di acqua potabile alle famiglie. Aumenteranno, intanto, i rischi di incendi boschivi.

Anche l'impatto sulla salute umana sarà significativo, come ha già dimostrato il picco di mortalità registrato in 12 paesi europei nell'estate 2003, con 70.000 morti in più della media. Ondate di calore, inondazioni e siccità, il peggioramento dell'inquinamento atmosferico, i cambiamenti nella distribuzione delle piante sono tutti fattori potenzialmente pericolosi per la salute di parte delle popolazioni, se il riscaldamento globale non verrà mitigato. Inoltre Il cambiamento climatico favorisce la diffusione di nuovi tipi di virus che portano grandi rischi per la salute umana.

In generale, il danno economico per i paesi europei potrebbe arrivare a 3.000 miliardi di euro entro il 2100.

Il rapporto vuole essere un utile strumento per gli Stati che vogliano adottare e attuare strategie nazionali di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico, con l'uso degli stessi indicatori in ogni paese. Nell'attesa della proposta della Commissione europea che fornirà a tutti gli Stati membri il quadro per una strategia Ue per l'adattamento.Lo studio, infine, fa appello ai paesi europei, alla stessa Commissione e agli altri organismi interessati perché coordinino meglio fra loro gli sforzi di adattamento al cambiamento climatico, e colmino le lacune nell'informazione sul monitoraggio dei dati climatici e delle conseguenze osservate, sulla vulnerabilità, sulle buone pratiche di adattamento e sui loro costi.
"Molte regioni e molti settori in Europa sono particolarmente vulnerabili all'impatto del cambiamento climatico - avverte, Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea per l'ambiente - il miglioramento delle azioni per l'adattamento è solo agli inizi e c'è una forte necessità di intensificare la prevenzione, migliorando anche lo scambio di informazioni su dati, costi ed efficienza". I governi dei maggiori paesi del mondo hanno deciso di incontrarsi nel 2009 per siglare un nuovo accordo proprio sul cambiamento climatico.
Secondo l'Agenzia tutti dovrebbero impegnarsi di più e investire più risorse sulla prevenzione, ma l'attuale crisi economica potrebbe influire negativamente sull'effettivo impegno dei governi.

Per informazioni: http://www.eea.europa.eu/pressroom/newsreleases/europe-needs-to-intensify-actions-to-adapt-to-climate-change-impacts

Il Rapporto: http://reports.eea.europa.eu/eea_report_2008_4/en/

 
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